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GROTTA

 

LOCALITA’: Cap Ferrat  FRANCIA

PROF.MAX.: 35 m

DIFFICOLTA’: immersione ricreativa

NOTE: immersione da riva

 

L’IMMERSIONE

 

Appena dopo il confine Francese, superata  Monte Carlo, troviamo Cap Ferrat, promontorio roccioso che crea un fiordo naturale su cui si affaccia la splendida cittadina di Villefrance.

E’ una zona molto bella sia fuori che sotto il mare. Spesso l’immersione da riva viene considerata un ripiego a causa del fatto che pochi sono i punti che, oltre a offrire un comodo accesso, garantiscono anche uno scenario sottomarino interessante. In questo caso invece le immersioni sono assolutamente fantastiche sia per varieta’ di habitat che per biocenosi presenti.

L’ itinerario piu’ conosciuto e’ quello della Grotta che consente di visitare una caverna con doppio ingresso molto bella.

Si parte dalla spiaggetta di ciotoli posta a pochi metri dal parcheggio delle macchine  dove conviene vestirsi per percorrere gia’ bardati la breve scaletta che ci porta al mare.

Entrati in acqua troviamo un pianoro roccioso che lascia spazio a una prateria di POSEIDONIA OCEANICA abbastanza estesa. Proseguiamo verso il largo fino alla parete rocciosa che teniamo sulla nostra sinistra. Dopo alcuni metri ecco comparire l’antro con 2 ingressi separati da un lembo di roccia. Non e’ una cavita’ molto grande ma consente l’ingesso contemporaneo di piu’ sub.

L’ambiente e’ quello tipico delle grotte con le volte costellate da splendidi antozoi color giallo limone, LEPTOSAMMIA PRUVOTI, che, al contrario dei loro cugini PARAZHOANTUS AXINELLAE, hanno polipi solitari pur crescendo molto ravvicinati gli uni agli altri.

 Tra essi scopriamo uno dei motivi per cui questo punto di immersione riscuote tanto successo tra gli appassionati. Le rocce sono infatti colonizzate da ricchi popolamenti di corallo rosso, CORALLIUM RUBRUM, l’oro del Mediterraneo.

 

Questo antozoo, endemico dell’area del Mediterraneo, predilige fondali rocciosi ombreggiati dai 15 fino a oltre i 100 metri. Ha colonie arborescenti dal colore rosso acceso, ma esiste anche una varieta’ bianca, con polipi chiari.

 

 

 

Celate tra le rocce le magnose, SCYLLARIDES LATUS, stanno immobili nel buio della grotta e notarle non e’ semplice anche perche’ il loro carapace simula per struttura e colore il fondale su cui vivono. Con la torcia, indispensabile in questa immersione, converra’ scandagliare la volta e i vari antri poiche’, non di rado, potremo trovarci al cospetto di qualche superbo esemplare di cernia, EPINEPHELUS GUAZA, che ama questa tipologia di ambiente. Se illuminata cerchera’ riparo dietro qualche masso e, se messa alle strette, sfreccera’ allontanandosi in pochi attimi.

 

Terminata l’esplorazione della grotta e’ buna norma controllare il manometro. Nel caso in cui la nostra riserva d’aria sia sufficiente, potremo continuare l’immersione lungo la parete oltre la cavita’. Scopriremo un muro alto dai 20 ai 30 metri, verticale e ricco di tane e spaccature popolate da fantastiche colonie di corallo, ancora più grandi e rigogliose.

Sul fondale sabbioso, una grande ancora corrosa dal tempo, dimora da qualche secolo a ricordarci epoche lontane.

Nei buchi aragoste PALINURUS ELEPHAS, gronghi CONGER CONGER, murene MURAENA HELENA  e vicino alla parete nuvole di ANTHIAS.

Sulla strada del ritorno risaliremo verso  quote più basse per iniziare la decompressione che terminera’ girovagando lungo il pianoro roccioso iniziale, dove potremo giocare con qualche polpo, OCTOPUS VULGARIS o nasconderci tra i massi per incuriosire i grossi esemplari di saraghi maggiori DIPLODUS SARGUS SARGUS e orate SPARUS AURATA  onnipresenti.

 

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